Pensieri sparsi, personali e un po’ critici sul Festival di Sanremo 2024

Probabilmente è un Festival che non mi corrisponde più, un format che in nome della modernità e dell’innovazione si è trasformato nella fiera delle hit da discoteca, del rap e, a tratti, del trash.
Il nome però resta Festival della canzone italiana e, in quanto tale, mi aspetto che venga portato in Italia e nel mondo, tramite la trasmissione in mondovisione, la vecchia scuola del bel canto italiano.
Non mi permetto di giudicare la classifica perché il sistema di votazione, a mio parere erroneamente permesso anche tramite televoto, non consente chiaramente una valutazione oggettiva ma esclusivamente sulla base dell’affezione al personaggio o dell’orecchiabilità del pezzo.
La volontà del direttore artistico è stata probabilmente di creare un prodotto che potesse attirare anche un pubblico di giovani e giovanissimi e lo si percepisce dalla selezione dei cantanti in gara e per quanto riguarda questi stessi molti hanno solo pensato alla promozione post-Festival e alla proposta di hit cantabili e ballabili dalla massa (scelta commerciale, dal loro punto di vista, condivisibile).
La mia difficoltà di digestione di un Festival con queste premesse è sempre che la mancanza di tecnica viene celata dietro interpretazioni esagerate fatte di gesti, movimenti, atteggiamenti, versi, espressioni facciali e linguaggi non verbali, a danno della comprensione dei testi, e che tali manifestazioni siano un palliativo che consenta di creare un personaggio che arrivi e colpisca il pubblico, al solo scopo di suscitare emozioni in esso.
A questo proposito il mio encomio è per Arisa che si è distinta per la purezza della tecnica vocale, senza scomporsi, con una padronanza di un pezzo che cantato da lei sembra semplice ma che in realtà non lo è, arrivando elegante alle orecchie del pubblico e anche al cuore di chi sa apprezzare chi ancora sa cantare.
L’esibizione di Giorgia è stato un altro esempio di chi sa anche riadattarsi alle sue modificazioni vocali e, con grande stile, portare sul palco un medley dei suoi pezzi che garantisce un successo meritato nonostante io non ami il suo repertorio perché non è necessario per riconoscere che lei sia una delle migliori artiste che abbiamo sul panorama vocale italiano.
Angelina Mango e Annalisa hanno fatto scelte di brani a mio parere destinati a diventare hit ma non particolarmente adatti al Festival (l’introduzione del brano di Annalisa tra l’altro ne richiama uno di Angelina) ma si sono manifestate nella serata dei duetti per le loro capacità vocali e interpretative entrambe immense nelle loro performance (e grazie anche alla Rappresentante di Lista che con la sua vocalità particolare arricchisce sempre quello che fa).
Tante belle esibizioni si sono viste il venerdì sera e, non a caso, si sono alternati sul palco tanti vecchi nomi del panorama musicale italiano dalla Nannini (che a posteriori avrebbe forse declinato l’invito), a Ivana Spagna, a Roberto Vecchioni, Riccardo Cocciante simbolo che il bel canto si è un po’ fermato là e le canzoni italiane che ci rimarranno sono le loro che riescono ancora ad avere un potere intergenerazionale.
Rispetto alle co-conduzioni mi esprimo dicendo che Mengoni e meglio che lo facciano esclusivamente cantare, Giorgia e Teresa Mannino hanno portato un contributo piacevole, simpatico, fresco, Lorella Cuccarini sempre una grande performer in ogni ambito e Fiorello forse un po’ sopra le righe nello stile del “purchè se ne parli” che ha permeato un po’ tutta la 74 edizione del Festival.
La scenografia credo volutamente priva di fiori considerato lo spiacevole episodio dello scorso anno e un po’ high tech aiutata anche dai sapienti e studiati giochi di illuminazione e in linea con lo stile globale dello show, ormai basato più sull’auto tune che su reali vocalità.
La delusione più grande, credo condivisa dalla maggioranza del pubblico femminile, è stata per gli abiti e le acconciature perché probabilmente l’effetto bagnato (per non dire sporco e disordinato) è una nuova moda della quale, per fortuna, non sono venuta a conoscenza e le occasioni perse per indossare un abito da sera come di deve sul palco dell’Ariston sono sfuggite a troppe donne (e anche a troppi uomini). Il premio eleganza 2024 va sicuramente a Giovanna Civitillo in platea con abiti adeguati ad ogni serata e a Clara che la prima sera ci aveva fatto ben sperare.
Di questo Festival mi resterà l’eleganza senza tempo di Fiorella Mannoia che scende le scale a piedi nudi, canta con la voce nuda e colpisce con un brano perfettamente nel suo stile, una grandissima Loredana Bertè che porta un brano dalle sonorità di Vasco con un significato molto profondo e una dedica molto importante (e per fortuna è stata almeno insignita del premio Mia Martini, di impatto emotivo ancora più forte per lei e per tutti), Il Volo con delle sonorità più appartenenti alla musica leggera e un’esibizione immensa sul brano dei Queen, Diodato una piacevole riconferma vocale.

Purtroppo menzione negativa per i Ricchi e Poveri che hanno portato un brano un po’ troppo “latino” dalle sonorità di Paola e Chiara con le quali hanno poi duettato in una esibizione apparentemente improvvisata, forse un po’ troppo.
I testi che invece mi hanno più parlato al cuore sono stati di Emma e Mr.Rain anche se l’arrangiamento non mi ha convinta del tutto.
L’intrattenimento nel complesso mi è apparso riempitivo e destinato quasi esclusivamente ad allungare la trasmissione fatta eccezione per il breve dj set di Gigi D’Agostino che credo abbia fatto esultare ma anche commosso tutti i nostalgici.
Mi rammarica che è stato anche il Festival della maleducazione perché ci sono infiniti modi per manifestare dissenso dei quali, il più elegante, soprattutto in ambiente teatrale, è il silenzio e soprattutto, nella vita, il rispetto deve essere il più alto valore.
E’ stata una settimana di musica, buona e meno buona, un mash up artistico, culturale, sociale che ha cercato di rappresentare e accontentare tutti creando non poche polemiche (dalle quali mi astengo) in attesa del nome del nuovo conduttore e dello stile che vorrà dare alla prossima edizione.