
Ho visto questa serie due volte per intero prima di azzardare la mia personale recensione perché affronta tematiche molto delicate e di estrema attualità ed è raccontata da Richard Gadd che è ideatore e sceneggiatore e che è stato attore sullo schermo ma protagonista della vicenda narrata anche nella vita reale. Questa sua scelta di mettersi a nudo la giudico molto coraggiosa e di testimonianza e denuncia di diverse tematiche psicosociali e meccanismi mentali apparentemente scollegati tra loro ma in realtà profondamente intrecciati.
La storia narra nei primi tre episodi le vicende del protagonista Donny Dunn, arrivato a Londra per tentare di diventare stand up comedian, ma occupato in un pub per guadagnarsi da vivere considerato il suo scarso successo come comico, e di Martha Scott che si definisce una famosa avvocatessa ma il suo aspetto visibilmente trasandato, il suo umore depresso e l’assenza di denaro anche per pagarsi una tazza di té tradisce una condizione di fragilità e problematicità dal primo sguardo e primo incontro casuale nel pub nato da un gesto di gentilezza di Donny che le offre il té e proseguito in maniera distorta e malsana. Martha comincia a frequentare assiduamente il pub per incontrare Donny e a tempestarlo di mail personali definendolo come la sua piccola renna e scrivendogli messaggi completamente e grottescamente sgrammaticati dal contenuto affettivo al limite dell’erotico e la sua “ossessione” per Donny sfocia presto in stalking poiché Martha segue il protagonista ovunque, resta per ore fuori da casa sua e va a vedere tutte le sue esibizioni nei locali partecipando anche in modo attivo agli show mettendo Donny in situazioni di evidente imbarazzo.

La vicenda prosegue e si configura quindi come un continuum di stati di dipendenza, co-dipendenza, collusione ma anche rifiuto, rabbia, tentativi di allontanamento e non risulta in prima battuta chiaro allo spettatore perché Donny non sporga denuncia nei confronti di una donna evidentemente disturbata mentalmente che agisce comportamenti che mettono in luce una condizione alterata nella sfera emotiva, cognitiva e sociale. Per meglio far comprendere le motivazioni alla base degli atteggiamenti e dei vissuti di Donny si assiste nella 4 puntata ad un flashback della sua vita nel momento in cui egli arriva a Londra 5 anni prima e, durante una delle sue serate in cui non raccoglie consensi dal pubblico ma solo pessime ed imbarazzanti figure, conosce Darrien O’Connor che si presenta a lui come un esperto scrittore televisivo e gli promette di dargli sostegno nella composizione dei suoi testi scenici per garantirgli maggiore successo e opportunità. Donny finalmente si sente apprezzato e considerato da qualcuno perché Darrien con le sue parole comunica al ragazzo di avere molta stima di lui e delle sue capacità e lo sprona con consigli e incoraggiamenti lusingandolo e illudendolo di poter fare carriera nel mondo dello spettacolo proprio come Donny desidera. Tra i due nasce un rapporto non solo basato sulla collaborazione professionale perché ogni volta che Donny si reca a casa di Darrien egli gli propone di provare sempre nuove e potenti sostanze stupefacenti in modo che perda i sensi e il controllo volontario della sua mente e del suo corpo e Darrien sia libero di abusare di lui. Si palesa quindi la prima esperienza di Donny del circolo mentale della dipendenza e del meccanismo vittima-carnefice perché in cambio di rifornimento affettivo e di consigli pratici per aiutarlo a realizzare il suo sogno Donny accetta le violenze quasi spinto da un meccanismo inconscio e non del tutto controllabile di restare nel circolo dell’abuso, proprio come farà anni dopo con Martha. Il suo estremo bisogno di essere considerato, visto, in qualche modo “amato”, lo spinge in relazioni disfunzionali e permeate dal “troppo” dalle quali non riesce poi ad uscire perché si nutre di quanto poco gli possono offrire ed empatizza con quelli che sono i suoi carnefici; il trauma da abuso spiega infatti la facilità della vittima a subire nuovi abusi perché porta con sé disregolazione emotiva, bassa autostima, senso di colpa e di vergogna che creano terreno fertile per nuove situazioni di violenza fisica o psicologica.

Emblematica di questo è la volontà razionale di Donny di chiudere sia la relazione sia con Darrien che con Martha ripetute volte e in diversi momenti seguita sempre da un ritorno intriso dalla mancanza stessa della relazione e dei suoi attori. Questa fragilità del protagonista affonda le radici in una storia familiare di trascuratezza fisica e affettiva che crea in Donny questo bisogno di riscatto, di cura e di attenzione. Si crea e si configura il quadro di tre personaggi che cercano spasmodicamente di colmare un vuoto servendosi gli uni degli altri e traendo briciole di quanto gli è necessario in cambio di sofferenze estreme. L’abuso e le violenze di Darrien segnano profondamente e condizionano la vita sociale, affettiva e sessuale di Donny che non si riconosce più in una preferenza di genere precisa e comincia a vivere una sessualità scomposta, promiscua e quasi disperata per ritrovarsi fino a quando si definisce bisessuale e intraprende una relazione con una terapeuta transgender di nome Teri.

Lo stalking di Martha e il trauma subito con Darrien rendono molto difficoltoso il loro rapporto che invece avrebbe potuto aiutare Donny a riorganizzare la sua identità e a sanare le sue ferite disinfettandole con un sentimento puro e costruttivo mentre invece lui persiste a tenerle aperte fino a quando la relazione finisce.
La serie ci presenta i tre personaggi nelle diverse sfaccettature del loro essere allo stesso tempo vittime e carnefici: Darrien e Martha per i loro disturbi mentali e anche per i loro fallimenti lavorativi e sociali e quest’ultima anche per svelare alla fine un’anima di bambina bisognosa e ferita dai suoi trascorsi familiari e per il conforto cercato nel suo peluche a forma di renna svelando quindi il motivo del soprannome affettuoso attribuito a Donny, diventato per lei conforto e “luogo sicuro” almeno nella sua fantasia dove è costretta a rifugiarsi per crearsi un mondo meno ostile di quello reale in cui sopravvivere; Donny per rimanere intrappolato in un meccanismo in cui è in parte egli stesso causa dei suoi accadimenti nefasti, un circolo vizioso del quale sembra non poter fare a meno.

Nella penultima puntata della serie Donny si racconta e si confessa apertamente proprio con il suo pubblico durante uno dei suoi fallimentari show raccontando la sua storia e prendendo il coraggio tramite l’auto-narrazione che gli allinea i pensieri di denunciare Martha che, dopo molte fatiche burocratiche determinate anche dalle sue conoscenze di avvocato usate contro il suo accusatore, viene condannata a 9 mesi di detenzione e ad un’ordinanza restrittiva di 5 anni; dopo il processo non vide più Donny.

Nella denuncia e soprattutto nella domanda dell’agente: “perché ci ha messo così tanto a denunciare?” sta la chiave di tutti e 7 gli episodi e di un legame di reciproca dipendenza difficile da spezzare proprio per i vantaggi di reciproco rifornimento affettivo e tipico di due personalità che sono incapaci di provvedere al proprio auto-sostentamento narcisistico. Molto particolare è anche il fatto che si racconti la storia di una donna nei panni di una stalker mentre il “luogo comune” vorrebbe i ruoli invertiti e il pregiudizio emerge immediatamente durante la denuncia che inizialmente non viene accettata e viene anzi scoraggiata insinuando ancora più dubbi in un fragile Donny già vulnerabile e poco convinto.
Il ritorno finale da Darrien è simbolico, secondo il mio personale parere, di un sogno mai abbandonato e dell’idealizzazione dell’uomo come di un mentore e un tutor a cui si aggrappa la speranza di realizzarlo ma anche del legame che Donny non è mai riuscito a scindere completamente e che gli da l’illusione di colmare almeno in parte il vuoto affettivo ed emotivo che sente dentro e che percepisce fuori e intorno a lui e, dopo aver perso Martha, si rifugia ancora una volta da Darrien che, pur rappresentando il trauma, è rassicurante e rifocillante.
La serie si chiude con Donny seduto al bancone di un pub esattamente come lo era stata Martha per significare che i ruoli sono intercambiabili e nessuno di noi può considerarsi completamente esente dall’alternare il ruolo di vittima e carnefice o, forse peggio, dall’essere carnefici inconsapevoli di noi stessi.

