
La doverosa premessa è che non ho mai seguito il Festival perché non amo seguire i programmi musicali in tv e perché è difficile che una canzone mi colpisca al primo ascolto ma essendo un programma televisivo è anche spettacolo ed è stato ampiamente dibattuto e commentato sui social anche da alcuni vocal coach che ammiro e seguo e allora diversi pezzi me li sono recuperati su RaiPlay ad orari più aderenti alle mie possibilità psico-fisiche e mi sento di esprimere alcune mie personalissime idee e impressioni.La vittoria di Mengoni è stata strameritata, perché è un cantante molto preparato, che mette la tecnica al servizio dell’interpretazione e che sa fare un uso consapevole della voce, al di là della canzone che può piacere o meno e, a mio parere risente di molte influenze di altri artisti ma che riesce a valorizzarlo nel timbro e nell’estensione. Queste caratteristiche sono, per me, fondamentali e creano il metro della meritocrazia in un evento come il Festival di Sanremo dove a fare da padrone deve essere sempre il bel canto italiano.

Il secondo posto di Lazza ci offre un ritorno alla realtà e della realtà dei gusti di un pubblico più giovane che si fa conquistare dai ritmi rap e dance (che di innovativo non hanno in fondo niente perché hanno fatto la storia degli anni 90) ma che poi resta comunque colpito dalle esibizioni di Morandi, Ranieri e Albano perché loro sono cantanti veri anche alla loro veneranda età. Mr.Rain mi è entrato subito nel cuore per la sua spontanea delicatezza, per essersi esibito accompagnato dai bambini senza spettacolizzare la loro presenza ma creando una cornice di senso al testo esplicito e profondo dove la fragilità viene elogiata come una caratteristica da supereroi. Un messaggio molto importante che ha guadagnato un terzo posto sul podio ma il primo in molte anime che hanno potuto rispecchiarsi in quelle parole di cui cito solo una parte del ritornello ma è tutta da leggere e fare propria “Supereroi, solo io e te, se avrai paura allora stringimi le mani, perché siamo invincibili vicini e ovunque andrò sarai con me”.

La vittoria del miglior testo giustamente assegnata ai Coma Cose con “l’Addio” anch’esso molto profondo e vicino alla quotidianità, per me è stato un raro colpo di fulmine, al cuore e all’anima al primo ascolto con i suoi stralci di testo “E sparirò ma tu promettimi che potrò sempre ritornare da te…e sparirai ma tu promettimi che vorrai sempre ritornare da me…e comunque andrà, l’addio non è una possibilità”. Parole di elogio per il duetto di Giorgia e Elisa, nonostante io non apprezzi il loro repertorio, per aver saputo creare delle bellissime armonizzazioni vocali dettate anche dalla vicinanza emotiva che si sono espresse, per una tecnica impeccabile soprattutto da parte di Elisa e per la gestione spontanea e semplice di un palco invece molto impegnativo, meritavano la vittoria della serata considerando che Mengoni ha vinto un po’ facile accompagnato dal Kingdom Choir seppure con una magistrale interpretazione.

Un mio personale apprezzamento va ad Arisa che ha sostenuto vocalmente un Grignani in difficoltà e a Fedez con gli articolo 31 che si sono divertiti e hanno saputo coinvolgere tutto il pubblico dell’Ariston di ogni età ed estrazione socio-culturale.

Per l’argomento più frivolo abiti e look vince senza rivale alcuna Elodie con una eleganza che ostenta il corpo ma senza essere mai volgare e Lorella Cuccarini vince tutto per i suoi 57 anni portati come una ventenne, per la sua competenza come ballerina e showgirl e soprattutto per il suo sorriso e per l’energia che trasmette sempre; sarà scontato ma per lei mi viene solo in mente in binomio“bellissima e bravissima”: un’artista fuori dallo spazio-tempo ma che sa rimanere sempre vicina al pubblico.

In ultimo, da genitore ma soprattutto da educatrice mi sento di esprimere il mio parere sul gesto di Blanco: purtroppo è stato un cattivo esempio per tutto il suo pubblico e non dimostrando una incapacità di gestione della frustrazione tipica tappa dello sviluppo dei terrible two che non può essere in nessun modo giustificata a 20 anni e, a maggior ragione, in un personaggio pubblico e in un’occasione formale. Quello che però maggiormente mi ha colpito negativamente è stato il condizionamento sociale che ha paralizzato i musicisti che lo accompagnavano che non hanno saputo o potuto interrompere una performance che non aveva più senso ed era addirittura distruttiva, il commento di Amadeus che voleva addirittura dargli un’altra possibilità di esibizione applaudito da sua moglie e suo figlio, e il commento a caldo di Blanco “io mi sono divertito comunque” dove quell’avverbio assume la connotazione di “ad ogni costo, nonostante tutto” come se ogni azione fosse giustificata in nome del piacere personale. Quello che è successo, e non solo a Blanco ma, in altre serate anche ad altri, ci rimanda però all’importanza di chi il supporto ai cantanti lo deve saper dare dalla regia, ai tecnici che devono essere a servizio delle voci con grandissima professionalità e umiltà per consentire le migliori performance perché se grandi artisti hanno saputo fare un “the show must go on” è anche vero che alcune esibizioni sono state rovinate da un non sapiente uso della strumentazione ed equalizzazioni non favorevoli (autotune a parte che non merita commento).

